O Signor mio Gesù Cristo,
prostrata alla tua divina presenza,
supplico l’amorosissimo tuo cuore che voglia
ammettermi alla dolorosa meditazione delle 24
ore,
in cui per nostro amore tanto volesti patire nel
corpo adorabile e nell’anima tua santissima fino
alla morte di croce.
Deh!
dammi aiuto, grazia, amore, profonda
compassione e intelligenza dei tuoi patimenti,
mentre ora medito l’Ora Quindicesima.
E per quelle che non posso meditare, ti offro la
volontà che avrei di farle, e intendo
intenzionalmente meditarle in tutte le ore che sono
costretta o ad applicarmi ai miei doveri o a
dormire.
Accetta, o misericordioso Signore, la mia amorosa
intenzione, e fa che sia di profitto per me e per
molti come se effettivamente e santamente
eseguissi quanto desidererei praticare.
Intanto
grazie ti rendo, o mio Gesù, che per mezzo della
preghiera mi chiami all’unione con te, e per
piacerti di più, prendo i tuoi pensieri, la tua lingua,
il tuo cuore, e con questo intendo pregare,
fondendomi tutta nella tua Volontà e nel tuo
amore; e stendendo le braccia per abbracciarti,
poggio la mia testa sul tuo Cuore ed incomincio.
Legato mio Bene, i tuoi nemici uniti ai sacerdoti Ti presentano a Pilato e, affettando santità e scrupolosità, dovendo festeggiare la Pasqua, restano fuori nell’atrio.
E Tu, mio Amore, vedendo il fondo della loro malizia, ripari tutte le ipocrisie del corpo religioso.
Anch’io riparo insieme con Te.
Ma mentre Tu Ti occupi per il loro bene, essi invece incominciano ad accusarti presso Pilato, vomitando tutto il veleno che hanno contro di Te.
Pilato, mostrandosi non soddisfatto delle accuse che Ti fanno, per poterti con ragione condannare, Ti chiama in disparte e, da solo, Ti esamina e Ti domanda: “Sei Tu il Re dei giudei?”.
E Tu, vero mio Re Gesù, rispondi:
“Il mio regno non è di questo mondo, altrimenti, migliaia di legioni di Angeli Mi difenderebbero”.
E Pilato, commosso dalla soavità e dignità del tuo dire, sorpreso, Ti dice: “Come, re sei Tu?”.
E Tu:
“Tu lo dici. Io lo sono, e son venuto nel mondo ad insegnare la verità”.
Pilato, senza voler sapere altro, convinto della tua innocenza, esce alla terrazza e dice: “Io non trovo colpa alcuna in quest’uomo”.
I giudei, arrabbiati, Ti accusano di tante altre cose, e Tu taci e non Ti difendi, e ripari le debolezze dei giudici, quando si trovano di fronte ai prepotenti e le loro ingiustizie, e preghi per gli innocenti, oppressi ed abbandonati.
Onde Pilato, vedendo il furore dei tuoi nemici e per sbarazzarsi di Te, T’invia da Erode.
Mio Re divino, voglio ripetere le tue preghiere e riparazioni, e accompagnarti fino ad Erode.
Vedo che i nemici, infuriati, vorrebbero divorarti, e Ti conducono tra insulti, scherni e derisioni, e così Ti fanno giungere innanzi ad Erode, il quale, gonfiandosi, Ti fa molte domande.
Tu non rispondi e nemmeno lo guardi.
Ed Erode, irritato perché non si vede soddisfatto nelle sue curiosità, e sentendosi umiliato dal tuo lungo silenzio, proclama a tutti che sei pazzo e senza senno, e come tale ordina che sia trattato.
E, per burlarti, Ti fa vestire di bianca veste e Ti consegna in mano ai soldati, affinchè Ti facciano il peggio che possano.
Mio innocente Gesù,
nessuno trova colpa in Te, solo i giudei, perché la loro affettata religiosità non merita che splenda nelle loro menti la luce della verità.
Mio Gesù,
Sapienza infinita,
quanto Ti costa l’ essere stato dichiarato pazzo!
I soldati, abusando di Te, Ti gettano per terra, Ti calpestano, T’ imbrattano di sputi, Ti vilipendono, Ti battono con bastoni, e sono tanti i colpi, che Ti senti morire.
Sono tali e tante le pene, gli obbrobri, le umiliazioni che Ti fanno, che gli Angeli piangono e si coprono il volto con le loro ali per non vederle.
Mio pazzo Gesù, anch’io voglio chiamarti pazzo, ma pazzo d’amore.
Ed è tanta la tua pazzia d’amore, che, invece di adontarti, Tu preghi e ripari per le ambizioni dei re, che ambiscono regni per la rovina dei popoli, per tante stragi che fanno, per tanto sangue che fanno spargere per loro capriccio, per tutti i peccati di curiosità e per le colpe commesse nelle corti e nelle milizie.
Mio Gesù, com’è tenero vederti in mezzo a tanti oltraggi pregare e riparare.
Le tue voci si ripercuotono nel mio cuore, e seguo ciò che fai Tu.
Ed ora lascia che mi metta a Te vicino, prenda parte alle tue pene e Ti consoli col mio amore, ed allontanandoti i nemici, Ti prenda fra le mie braccia per ristorarti e baciarti la fronte.
Dolce mio Amore, vedo che non Ti danno pace, ed Erode T’invia a Pilato. Se doloroso è stato il venire, più tragico sarà il ritorno, perchè vedo che i giudei sono più arrabbiati di prima, ed a qualunque costo sono risoluti a farti morire.
Perciò, prima che Tu esca dal palazzo di Erode, voglio baciarti per attestarti il mio amore in mezzo a tante pene.
E Tu, fortificami col tuo bacio e con la tua benedizione, ed io Ti seguirò dinanzi a Pilato.
Mio amabile Gesù, tu mi hai chiamata in quest’Ora della tua
passione a tenerti compagnia, ed io son venuta.
Mi parve di vederti
angosciato e dolente, pregare, riparare e patire, e con le voci le più
tenere ed eloquenti perorare la salvezza delle anime.
Ho cercato di
seguirti in tutto e ora, dovendoti lasciare per le mie solite occupazioni,
sento il dovere di dirti un Grazie e un Ti benedico.
Sì, o Gesù, Grazie ti ripeto le mille e mille volte, e ti lodo e benedico
per tutto ciò che hai fatto e patito per me e per tutti.
Grazie
e Ti benedico per ogni goccia di sangue che hai versato, per ogni
tuo respiro, palpito, passo, parola, sguardo, e per ogni amarezza
e offesa che hai sopportato.
Per tutto, o mio Gesù, intendo segnarti
con un Grazie e un Ti benedico.
Deh, o Gesù fa che tutto il mio essere ti mandi un flusso continuo
di ringraziamenti e benedizioni, in modo da attirare su di
me e su tutti il flusso delle tue grazie e benedizioni!
Deh, o Gesù stringimi al tuo cuore colle tue santissime mani
e segna tutte le particelle del mio essere col tuo Ti benedico, per
fare che da me altro non possa uscire che un inno continuo verso
di te!
Perciò mi lascio in te, per seguirti in ciò che farai; anzi opererai
tu stesso per me.
Ed io, fin d’ ora, lascio i miei pensieri in te
per difenderti dai tuoi nemici, il respiro per corteggio e compagnia,
il palpito per dirti sempre Ti amo e a rifarti dell’amore che non ti
danno gli altri; le gocce del mio sangue a ripararti e a restituirti
gli onori e la stima che ti tolgono i tuoi nemici con gli insulti, sputi
e schiaffi, e tutto il mio essere per guardia.
Dolce mio Amore, sebbene debbo attendere alle mie occupazioni,
resto nel tuo cuore; ho paura d’uscirne. Tu mi terrai in te,
non è vero?
I nostri palpiti si intenderanno a vicenda e si confonderanno
insieme in modo da darmi vita, amore, stretta unione inseparabile
con te.
Mio Gesù, se vedi che sto per sfuggirti, il tuo
palpito si acceleri nel mio, le tue mani mi stringano più forte al
tuo cuore, i tuoi occhi mi guardino e mi gettino saette di fuoco,
affinché io, sentendoti, mi lasci subito tirare all’unione con te.
Deh, mio Gesù!
Dammi il bacio del divino amore, abbracciami
e benedicimi; io ti bacio nel dolcissimo tuo cuore, e mi resto in te.
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